Oscurare i volti nelle foto: online, da telefono o sul proprio PC, senza caricare la foto (e rimuovere i dati EXIF)
Per oscurare i volti nelle foto in modo affidabile serve un riquadro pieno e opaco, non una sfocatura e non un mosaico: sfocatura e pixelizzazione non cancellano il dettaglio che identifica una persona, lo nascondono, e la ricerca mostra che possono lasciare informazioni sufficienti alla reidentificazione. “Sfocare” è la parola con cui si cerca; il risultato sicuro è il riquadro. Resta poi la metà invisibile del problema: i metadati EXIF e GPS scritti nel file, da eliminare in un passaggio a parte. Entrambe le cose si fanno sul proprio computer, senza caricare la foto.
Oscurare i volti nelle foto: online, con un’app o sul PC?
Chi cerca come oscurare un volto trova soprattutto siti che chiedono di caricare l’immagine, qualche app per il telefono e pochi programmi da installare. Per una foto sensibile contano le domande che i confronti di solito saltano: la foto lascia il dispositivo? L’oscuramento si può invertire? Gli EXIF vengono rimossi? La tabella riporta quello che ogni fornitore scrive sulla propria pagina (italiana, dove esiste), consultata l’11 settembre 2026.
| Strumento | La foto lascia il dispositivo? | L’oscuramento è reversibile? | Rimuove gli EXIF? |
|---|---|---|---|
| iLoveIMG Online, con caricamento | Sì: “Carica il tuo file e trasformalo.” | Sì: la pagina propone l’effetto sfocatura, su più volti insieme. | Non indicato. |
| Canva Online, con caricamento | Sì: “Carica la tua foto”, “Trascina e rilascia o carica un file in Canva”. | Sì: sfocatura applicata all’area del viso. | Non indicato. |
| Watermarkly (web) Online, nel browser | Secondo il fornitore no: “Elaboriamo i file sul tuo dispositivo.” | Sì: la pagina parla di sfocatura dei volti. | Non indicato. |
| Watermarkly (app iOS) App sul telefono | La scheda dell’App Store non lo dice. | Sì: “l’app definitiva per oscurare volti nelle foto”, con “Sfocatura in batch”. | Non indicato. |
| imagy Online, nel browser | Secondo il fornitore no: “Tutta l’elaborazione avviene interamente nel tuo browser.” | Sì: la pagina propone la sfocatura. | Non indicato. |
| img2go Online, con caricamento | Sì: “Carica il tuo file oppure rilascia, incolla o scegli dal cloud.” | Sì: sfocatura automatica dei volti. | Non indicato. |
| snapedit Online, con caricamento | Sì: “Trascina o rilascia la tua immagine qui per caricarla.” | Sì: l’intelligenza artificiale rileva i volti e li sfoca. | Non indicato. |
| blur-face.com Online, nel browser | Secondo il fornitore no: le immagini “vengono aperte ed elaborate nel browser”. | No, se sceglie la “copertura completamente opaca”; offre anche sfocatura e pixel. | Secondo il fornitore sì: “Rimuoviamo automaticamente i metadati sensibili (EXIF).” |
| Sfoca Volto - Censura Foto App Android (Play Store) | La scheda non lo dice; dichiara “Nessun dato raccolto”. | Sì: “Sfoca i volti nelle foto o coprili con emoji, con un solo tocco.” | Non indicato. |
| GIMP Programma sul proprio PC | No: programma installato sul computer. | Sì con l’effetto pixel (Filtri → Sfocature → Effetto pixel…); il riempimento nero no. | La finestra di esportazione JPEG offre una casella per i metadati (documentazione in inglese). (docs GIMP) |
| Foto di Apple (iPhone, Mac) App sul dispositivo | Apple non lo tratta su questa pagina. | No, se copre a mano con una forma opaca: su iPhone gli strumenti di annotazione regolano riempimento e opacità, ma non rilevano i volti. Sì per l’effetto pixelato di “Ripulisci” sul Mac. | La posizione si toglie a parte: alla condivisione, Opzioni → disattivare Posizione. (Apple, ottobre 2025) |
| Google Foto App sul telefono | Google non lo tratta su questa pagina. | Nessuno: l’elenco ufficiale degli strumenti dell’editor non prevede i volti. | Non trattato; c’è solo l’opzione “Condividi la posizione delle foto” negli album. (Google) |
| Foto e Paint di Windows Programmi sul proprio PC | No: programmi installati sul computer. | Non trattato: nessuna pagina di supporto Microsoft in italiano trovata l’11 settembre 2026. | La funzione esiste (Proprietà → Dettagli), ma nessuna pagina di supporto Microsoft in italiano trovata l’11 settembre 2026. |
“Non indicato” significa che la pagina collegata del fornitore non dice nulla al riguardo: non è un’affermazione sul fatto che lo strumento rimuova o conservi i metadati. “Sì” nella colonna della reversibilità significa che lo strumento dichiara solo sfocatura o pixel: effetti che la ricerca citata più sotto mostra invertibili in determinate condizioni.
Dei metadati quasi nessuno parla. Fra i nove strumenti dedicati alla sfocatura dei volti che abbiamo aperto l’11 settembre 2026 – sette sul web e due app – solo blur-face.com li nomina: “Rimuoviamo automaticamente i metadati sensibili (EXIF) per garantire che la tua posizione rimanga privata.” È anche l’unico, fra questi, a offrire accanto a sfocatura e pixel una “copertura completamente opaca”. (Fonti: blur-face.com; iLoveIMG; Canva.)
Sulle promesse di elaborazione locale bisogna fidarsi della parola del fornitore: imagy dichiara che “Tutta l’elaborazione avviene interamente nel tuo browser tramite WebAssembly e JavaScript”, Watermarkly che “Elaboriamo i file sul tuo dispositivo”. Dove invece il caricamento è dichiarato – “Carica il tuo file e trasformalo” su iLoveIMG – l’originale non ripulito ha già lasciato il computer prima che l’elaborazione cominci. (Fonti: imagy; Watermarkly.)
Sul proprio computer le strade sono poche e precise. In GIMP il percorso è Filtri → Sfocature → Effetto pixel…, filtro che la documentazione italiana presenta proprio come l’effetto televisivo per oscurare il viso di un imputato; resta però una pixelizzazione, e per un oscuramento definitivo si seleziona l’area e la si riempie di nero. (Fonte: documentazione GIMP.)
Sul telefono nessuno strumento di serie rileva i volti, ma su iPhone può coprirli a mano: in un’app supportata come Foto tocchi Modifica e, nella barra degli strumenti di modifica, Aggiungi forma; Apple documenta lì la regolazione del colore di riempimento e dell’opacità della forma. Poi esporti la copia e la verifichi. La posizione invece Apple la fa togliere al momento di condividere: apra le opzioni di condivisione e disattivi Posizione. (Fonti: Apple, strumenti di annotazione su iPhone; Apple, pagina pubblicata a ottobre 2025.) Le guide italiane generaliste, come Aranzulla e Fastweb Plus, elencano strumenti senza discutere la reversibilità della sfocatura. (Fonti: Aranzulla; Fastweb Plus.)
I due rischi in ogni foto: quello visibile e quello invisibile
Una foto porta con sé due problemi indipendenti, e risolverne uno non aiuta con l’altro. Visibili sono volti, targhe, badge, schermi e documenti inquadrati. Invisibili sono i metadati che la fotocamera scrive nel file: dove e quando è stato fatto lo scatto, e con quale dispositivo. Gli strumenti della tabella si occupano quasi tutti solo del primo.
Perché sfocare il viso o pixelarlo non è un oscuramento sicuro
Il punto controintuitivo è questo: un offuscamento debole può lasciare informazioni sufficienti alla reidentificazione. Sfocatura e pixelizzazione lasciano il dettaglio identificativo dentro l’immagine, in forma prevedibile e ricostruibile. Il ricercatore di sicurezza Dan Petro, di Bishop Fox, ha costruito Unredacter, che recupera il testo originale dagli oscuramenti pixelati, perché alla pixelizzazione manca la “diffusione” che la renderebbe irrecuperabile. La sua regola, in un post del 15 febbraio 2022: “…use black bars covering the whole text. Never use anything else. No pixelization, no blurring, no fuzzing, no swirling”, cioè barre nere su tutto il testo e nient’altro (traduzione nostra). (Fonte: Bishop Fox.)
Le prove che sfocatura e pixelizzazione si possono invertire
Non è l’opinione di un singolo ricercatore, ma un risultato documentato, sul testo come sui volti:
- Il testo pixelato si rilegge. Depix è un proof-of-concept pubblico per una tecnica che recupera il testo in chiaro da screenshot pixelati; il repository è stato archiviato nell’aprile 2026 e il progetto si è spostato su Codeberg. (Fonte: Depix.) La sfida pubblica Unredacter di Bishop Fox fu vinta nel 2022, ma su una stringa che non era pixelata: il post sul vincitore, dell’8 settembre 2022, annota che “the effect applied to the obfuscated text was clearly not pixelation, but a blur”, cioè una sfocatura. Quel caso vale dunque per la sfocatura; per la pixelizzazione restano Unredacter e Depix. (Fonte: Bishop Fox.)
- I volti sfocati e pixelati si riconoscono. In uno studio del 2016 (arXiv 1609.00408) una rete neurale ha identificato, nel set di dati AT&T dello studio, volti pixelati a 16×16 con un’accuratezza del 96,25 % e volti sfocati con il metodo di YouTube con il 57,75 % (percentuali dalle tabelle dell’articolo). Offuscare un’immagine perché una persona non la riconosca, concludono gli autori, “potrebbe non essere più sufficiente per la privacy” (traduzione nostra). (Fonte: McPherson, Shokri & Shmatikov.)
- Gran parte dei metodi di anonimizzazione è almeno in parte reversibile. Lo studio “Fantômas” (PoPETS 2024) ha rilevato che 11 metodi su 15 di anonimizzazione dei volti testati sono almeno in parte reversibili. (Fonte: Fantômas, PoPETS 2024.) Un lavoro del giugno 2025 ricostruisce con un modello di diffusione i volti sfocati con la gaussiana, riporta un’accuratezza di re-identificazione del 95,9 % e conclude che “la sfocatura gaussiana non dovrebbe essere usata per anonimizzare i volti” (traduzione nostra). (Fonte: arXiv 2506.12344.)
Come oscurare davvero un volto: riquadro pieno più eliminazione dei metadati della foto
Copra volti e identificatori in modo che i pixel sottostanti spariscano dalla copia che condivide: anonimizzare una foto non è applicare un filtro, è non lasciare nulla da ricostruire. Controlli anche gli elementi di contesto (sfondo, indumenti, oggetti) che possono identificare la persona anche a volto coperto. Poi cancelli i metadati e ricontrolli il file esportato, il passaggio che quasi tutti saltano.
Cosa rivelano i dati EXIF di una foto
Telefoni e fotocamere possono incorporare in ogni immagine un blocco di dati chiamato EXIF: data e ora dello scatto, marca, modello e impostazioni della fotocamera, la posizione GPS se i servizi di localizzazione erano attivi e a volte il numero di serie dell’apparecchio. Secondo Proton, questi metadati invisibili “possono essere usati per tracciare la tua posizione, ricostruire le tue abitudini quotidiane o fare doxing su di te o sui tuoi cari” (traduzione nostra). (Fonte: Proton, 6 agosto 2025.) Sullo schermo non compare nulla e non dia per scontato che un ritaglio li elimini: rimuoverli deve essere un gesto deliberato.
Casi reali in cui i metadati hanno rivelato una posizione
I metadati di una foto hanno contribuito a localizzare o identificare queste persone:
| Caso | Che cosa ha rivelato la foto |
|---|---|
| John McAfee, dicembre 2012 | In fuga, McAfee posò per una foto scattata con un iPhone e pubblicata da una rivista che non rimosse i metadati di posizione. Le coordinate incorporate lo collocavano in Guatemala, vicino al confine con il Belize; il giorno dopo ammise dove si trovava. (Riportato anche da PetaPixel.) |
| L’arresto di “w0rmer”, 2012 | Da un post su Twitter un hacker rimandava a un sito che conteneva le informazioni sottratte e la foto di una donna. Scattata con un iPhone 4, la foto portava nei dati EXIF le coordinate GPS di un’abitazione a Wantirna South, in Australia; insieme ad altre tracce online, l’FBI ne corroborò l’identità e lo arrestò. |
Come scrisse Scientific American sul caso McAfee, le fotocamere degli smartphone scrivono nel file dell’immagine la posizione, la data, l’ora e le impostazioni dell’apparecchio. (Fonte: Scientific American.)
Pubblicare il volto di una persona: GDPR e diritto all’immagine in Italia
Il GDPR parte da un punto spesso frainteso: una fotografia non è automaticamente un dato biometrico. Lo dice il Considerando 51: “Il trattamento di fotografie non dovrebbe costituire sistematicamente un trattamento di categorie particolari di dati personali, poiché esse rientrano nella definizione di dati biometrici soltanto quando siano trattate attraverso un dispositivo tecnico specifico che consente l’identificazione univoca o l’autenticazione di una persona fisica”. L’art. 4, punto 14 definisce i dati biometrici come quelli ottenuti da un trattamento tecnico specifico e cita fra gli esempi l’immagine facciale: un volto riconoscibile è sempre un dato personale, ma rientra nei dati biometrici dell’art. 4, punto 14, e quindi nelle categorie particolari dell’art. 9, solo quando viene sottoposto a un trattamento di riconoscimento facciale. Una fotografia può comunque rivelare altri dati che l’art. 9 elenca, per esempio sulla salute o sulle convinzioni religiose. (Fonte: testo italiano del Regolamento UE 2016/679, PDF del Garante per la protezione dei dati personali.)
Al GDPR si aggiunge il diritto all’immagine. L’art. 10 del Codice civile consente all’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, di far cessare l’abuso quando l’immagine di una persona è stata pubblicata “fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione”. La legge sul diritto d’autore è più diretta: “Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente” (art. 96 l. 633/1941). L’art. 97 elenca i casi in cui il consenso non serve – fra gli altri notorietà o carica pubblica, esigenze di giustizia o di polizia, scopi scientifici, didattici o culturali, fatti svoltisi in pubblico – con il limite del pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro. (Fonti: art. 10 c.c.; art. 96 e art. 97 l. 633/1941.)
In entrambi i regimi tutto ruota attorno alla riconoscibilità della persona ritratta, ed è il motivo per cui conta che l’oscuramento tenga. Una presa di posizione del Garante sulla sfocatura o sulla pixelizzazione come metodo di anonimizzazione non l’abbiamo trovata l’11 settembre 2026. Questa è un’informazione generale, non una consulenza legale.
Caricare una foto su un server per proteggerla: il paradosso degli strumenti online
Negli strumenti che chiedono di caricare il file, le pagine dei fornitori rassicurano con parole che però descrivono un caricamento già avvenuto: iLoveIMG cancella i file “entro due ore dall’elaborazione”, snapedit “dopo 60 minuti”. È conservazione breve, non mancato trasferimento – e per la foto di una fonte, di un paziente o di un minore il file che voleva proteggere è il file che ha già spedito. (Fonti: iLoveIMG; snapedit.) Lavorare sul proprio computer rende la domanda inutile; che cosa resta sul dispositivo lo descriviamo nelle Pratiche relative ai dati e alla privacy (in inglese).
Oscurare i volti e rimuovere i metadati EXIF di una foto: passo dopo passo
- Apra la foto in uno strumento che lavora in locale. Il rilevamento dei volti deve girare sul suo computer, così l’immagine sensibile non finisce su un servizio web prima ancora di essere protetta.
- Copra ogni volto con un riquadro pieno. Non una sfocatura e non un mosaico, e copra anche ciò che il rilevatore non segnala: targhe, badge, schermi, documenti sulla scrivania e riflessi.
- Verifichi che l’oscuramento sia definitivo. Nella copia che condivide, sotto la maschera i pixel non devono più esserci: se lo strumento applica una sfocatura reversibile, lo imposti su una maschera piena.
- Elimini i metadati EXIF e la posizione GPS. Coprire il volto non tocca i metadati invisibili: in un passaggio a sé cancelli le coordinate GPS, i dati della fotocamera e la data dello scatto.
- Controlli la copia esportata. Riapra il file ripulito: nessun volto deve essere recuperabile e in un visualizzatore EXIF devono risultare assenti la posizione GPS, i dati identificativi della fotocamera e la data e l’ora dello scatto.
- Tenga l’originale per sé. Condivida soltanto la copia esportata e conservi sul suo computer l’originale intatto.
Checklist prima della condivisione
- Ogni volto coperto con un riquadro pieno, non con una sfocatura o un mosaico reversibili.
- Coperti anche targhe, badge, schermi, documenti e riflessi.
- Coordinate GPS e dati di posizione eliminati.
- Dati della fotocamera (marca, modello, numero di serie) e data dello scatto eliminati.
- Copia esportata ricontrollata in un visualizzatore EXIF: assenti posizione GPS, dati identificativi della fotocamera, data e ora dello scatto.
- Originale tenuto per sé; si condivide solo la copia ripulita.
Sul proprio PC, senza caricare la foto
Occlira affronta i due rischi in un unico passaggio sul suo computer. Il rilevamento dei volti avviene sul dispositivo; lei sceglie fra tre stili di maschera, sfocatura, mosaico o un riquadro pieno, e può disegnare a mano un riquadro su ciò che il rilevatore ha mancato: una targa, un badge, uno schermo. Poiché sfocatura e mosaico si possono invertire, per ciò che pubblica scelga il riquadro pieno. La casella “Rimuovi metadati (EXIF/GPS)” è attiva per impostazione predefinita: all’esportazione spariscono coordinate GPS, marca, modello e numero di serie della fotocamera e la data e l’ora dello scatto. Il file originale resta intatto e viene esportata una copia ripulita; i formati sono JPG, PNG, WEBP, TIFF, BMP e HEIC (foto dell’iPhone, copia salvata in PNG), fino a 40 foto per lotto. La rete serve solo per attivare la licenza (tramite Polar), scaricare il modello e cercare aggiornamenti.
Lo strumento per le foto fa parte di un’applicazione desktop che lavora anche su Word, PDF ed Excel e sostituisce i nomi con un bip nell’audio. Una nota onesta: la modalità di anonimizzazione reversibile per il testo è una pseudonimizzazione, quindi quel risultato resta un dato personale; un riquadro pieno su una foto e un blocco EXIF eliminato sono invece irreversibili per scelta progettuale. Occlira aiuta a farlo bene, non garantisce la conformità, ed è lei a rivedere ogni risultato. Prova gratuita di 14 giorni, Windows e macOS Apple Silicon, licenza una tantum da 149 €.
Domande frequenti
Apra la foto in un programma che lavora sul suo computer, copra ogni volto con un riquadro pieno invece che con una sfocatura, estenda la copertura a targhe, badge e schermi, elimini i metadati EXIF e GPS all’esportazione, poi ricontrolli la copia. Il criterio è uno solo: nel file che condivide, sotto la maschera i pixel non devono più esserci.
Per pubblicare, il riquadro pieno. Sfocatura e mosaico lasciano nell’immagine un’informazione recuperabile, il riquadro la toglie. Dan Petro, autore di Unredacter, scrive: “…use black bars covering the whole text. Never use anything else”, cioè barre nere su tutto il testo e nient’altro (traduzione nostra). La sfocatura resta accettabile come effetto estetico, non come protezione di una persona.
In determinate condizioni, sì. Lo studio Fantômas (PoPETS 2024) ha trovato che 11 metodi di anonimizzazione dei volti su 15 testati sono almeno in parte reversibili, e un lavoro del giugno 2025 ricostruisce volti sfocati con un modello di diffusione, riportando un’accuratezza di re-identificazione del 95,9 %. Sfocatura e pixelizzazione nascondono il dettaglio identificativo, non lo cancellano.
Gli strumenti gratuiti del browser si somigliano nell’aspetto e non nel funzionamento. blur-face.com dichiara di elaborare le immagini nel browser e di rimuovere gli EXIF, imagy e Watermarkly dichiarano l’elaborazione sul dispositivo, mentre iLoveIMG, Canva, img2go e snapedit chiedono di caricare il file. Gratuito e installato sul computer resta GIMP.
Nessuno strumento di serie rileva i volti, ma su iPhone può coprirli a mano: in Foto, Modifica → barra degli strumenti di modifica → “Aggiungi forma”, con colore di riempimento e opacità regolabili; poi esporti la copia e la verifichi. “Ripulisci” (Apple Intelligence, Mac) può invece lasciare un volto sfocato con un effetto pixelato. In Google Foto l’editor non prevede i volti. La posizione si toglie alla condivisione.
Un volto riconoscibile è sempre un dato personale. Rientra nei dati biometrici dell’art. 4, punto 14, e quindi nelle categorie particolari dell’art. 9, solo quando la fotografia è trattata “attraverso un dispositivo tecnico specifico che consente l’identificazione univoca” (Considerando 51), cioè quando viene sottoposta a un trattamento di riconoscimento facciale. Una foto può però rivelare altri dati di categoria particolare, per esempio sulla salute o sulle convinzioni religiose.
Sì. Le coordinate GPS sono uno dei campi EXIF, quindi eliminando i metadati sparisce anche la posizione, insieme ai dati della fotocamera e alla data dello scatto. Resta un passaggio distinto dal coprire i volti: vanno fatti tutti e due, e il risultato va controllato.
Non ci conti. Quand’anche una piattaforma ripulisse il file che ripubblica, un caricamento non cambia nulla per i volti visibili nell’inquadratura e l’originale con i suoi metadati è comunque già stato trasmesso. Se una foto è sensibile, pulisca il file prima che lasci il suo computer.
Uno screenshot cattura i pixel invece di copiare il file, quindi l’EXIF dell’originale non viene trasferito; il file nuovo però può portare metadati propri. Resta un ripiego con perdita di qualità, e non nasconde ciò che nell’immagine si vede.
Con un programma installato sul suo computer che li cancelli all’esportazione, nello stesso passaggio in cui copre i volti. Windows ha una funzione per rimuovere le proprietà di un file da Proprietà → Dettagli, di cui però non abbiamo trovato la documentazione Microsoft in italiano. Verifichi sempre il risultato in un visualizzatore EXIF.
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